Lupo, un ululato da proteggere

Ululati e mistero: da secoli, il lupo, è una figura affascinante e complessa ma che purtroppo è stato spesso dipinto come un nemico da temere. È stato protagonista di racconti popolari, leggende e miti che ne hanno plasmato un’immagine spaventosa e negativa: dalle fiabe di  “Cappuccetto Rosso” a “I tre porcellini” fino agli inquietanti racconti sui licantropi, rappresentando per l’uomo simbolo di pericolo e malvagità. Sebbene ancora oggi il lupo sia visto come un minaccia, è importante andare oltre le leggende per comprenderlo più nel profondo. Questa creatura misteriosa, infatti, gioca un ruolo cruciale nell’ecosistema, contribuendo a mantenerne un equilibrio naturale del nostro pianeta. Scopriremo come la sua presenza è essenziale per il controllo delle popolazioni di erbivori e per la salute generale degli habitat fino a ricoprire un ruolo importante anche per noi umani. Riconoscere il valore del lupo ci inviterà a riconsiderare e rivalutare la sua figura nelle narrazioni storiche. 

IL RICHIAMO DELL’LUPO

I lupi (Canis lupus) sono un genere di canidi lupini appartenente alla specie comunemente detta “lupo comune”e diretto antenato dei nostri fidati amici cani. È capace di adattarsi a vari ecosistemi nell’emisfero settentrionale grazie alle loro caratteristiche fisiche. Vivono in branchi con una struttura sociale gerarchica, uno degli aspetti più affascinanti e complessi della loro vita. Ogni individuo svolge un ruolo essenziale per la sopravvivenza del branco: generalmente è guidato da un maschio ed una femmina che sono spesso anche genitori della maggior parte dei membri, detti anche lupi alfa; sono a seguito affiancati dai lupi beta che assistono e che hanno la possibilità di prendere il comando in loro assenza; troviamo poi i lupi subordinati che seguono le direttive degli alfa e dei beta e contribuiscono alla caccia e alla cura dei cuccioli; piu in basso nella piramide gerarchica troviamo i lupi omega che aiutano a mantenere l’equilibrio sociale subendo dal resto del branco e fungendo come valvola di sfogo per frustrazioni e conflitti; infine ci sono i  cuccioli protetti dagli adulti che, osservandoli, apprendono importanti abilità per il loro ruolo futuro. Questa articolata struttura è essenziale per il successo del branco. È da sottolineare che esistono anche i lupi solitari che vivono separati dai loro branchi per vari motivi, tra cui l’espulsione per conflitti interni, la ricerca di nuove opportunità come un proprio territorio o un nuovo branco, e le dinamiche territoriali che spingono all’isolamento. Tra i vantaggi di questa vita solitaria ci sono la libertà di movimento e l’accesso a risorse che un branco potrebbe non ottenere. I lupi sono predatori formidabili grazie ai loro sensi sviluppati: basta pensare al loro olfatto che è capace di rilevare odori fino a 1,6 chilometri ed un udito in grado addirittura di percepire suoni fino a 9 chilometri di distanza. Sebbene non abbiano predatori naturali, molte sottospecie sono a rischio di estinzione a causa del continuo perseguitamento da parte dell’uomo. I lupi sono quadrupedi che in età adulta raggiungono altezze tra 65 e 90 cm e con lunghezze tra 130 e 200 cm. Il loro peso varia da 30 a 80 kg, con le femmine generalmente più leggere del 20% rispetto ai maschi. Abili nello spostamento, possono coprire grandi distanze grazie alla loro resistenza fisica e alle loro zampe adattabili a vari tipi di terreni. Vivono in habitat boschivi e montani ma si possono trovare anche in pianura fino ad adattarsi anche alla tundra, occupando territori che possono estendersi fino a 200 km2. La loro visione è duplex, adatta sia per il giorno che per la notte. Ogni lupo ha un mantello di pelliccia a doppio strato, che cambia stagionalmente e che varia nel colore per mimetismo.  Comunicano attraverso il loro caratteristico ululato, uno dei suoni più iconici e magnetici del regno animale. Questo complesso sistema di comunicazione svolge diverse funzioni cruciali: ad esempio è il loro modo di interagire nella loro struttura sociale e con l’ambiente circostante segnalando la loro presenza nel loro territorio o per richiamare le femmine nel periodo dell’amore. Ogni lupo ha un ululato diverso, una sorta di firma vocale che permette agli altri membri del branco di riconoscersi. Come i cani sono anche in grado di ringhiare e abbaiare per avvertire di un pericolo. Grazie a queste caratteristiche straordinarie il lupo riesce così a mantenersi a lunga distanza dall’essere umano e conquistarsi il territorio. Grazie a queste caratteristiche straordinarie il lupo riesce così a mantenersi a lunga distanza dall’essere umano e conquistarsi il territorio.

“Lupo grigio (Lupus canis) – © Wildani_photo”

VITTIMA O CARNEFICE?

“Attenti al lupo!” cantava il nostro Lucio Dalla e per secoli l’uomo ne ha avuto grande paura, considerandolo una minaccia primaria. Mentre il cane è da sempre considerato il miglior amico dell’uomo, il lupo, suo diretto antenato, è visto come l’opposto. Negli anni ’70, in Italia, il lupo era quasi estinto ma dopo lunghe battaglie intraprese dalle associazioni per l’ambiente, nel 1976 tramite il decreto Marcora, il lupo è diventato ufficialmente una specie protetta. Dopo anni di conflitti tra cacciatori e le associazioni che tutelano gli animali, il lupo ha lentamente ripreso il suo areale, raggiungendo attualmente poco più di 3.300 esemplari in tutta Italia. Purtroppo, tutt’oggi, non ha ancora un attimo di tregua. Basti pensare che solo in Italia, vengono uccisi mediamente 300 lupi all’anno mediante caccia, trappole o avvelenamento, senza contare quelli investiti dalle auto. L’odio nei confronti del lupo ha radici lontane: in passato quando il cibo era difficile da reperire, il lupo era visto come un concorrente principale nella caccia alla selvaggina; d’altro canto gli allevatori di bestiame che perdevano spesso a causa loro pecore o galline nutrivano sempre più ira per l’animale. Anche le vecchie narrazioni del “lupo cattivo” raccontate ai fanciulli prima di dormire hanno contribuito a inculcare nella mente delle persone, fin dalla tenera età, l’immagine del lupo come una creatura malvagia, ed oggi sembra che poco sia cambiato dai tempi del Medioevo lasciando radicata questa paura. In Europa, si stanno facendo sempre più accesi dibattiti sul futuro del lupo. Alcuni ritengono che debba passare da specie protetta a specie pericolosa ma alla fine, chi ha ragione? Dov’è la verità? Il lupo è davvero una minaccia così grande per l’uomo, o è solo un vittima?

“Lupo grigio (Lupus canis) – © Wildani_photo”

UN ULULATO DA PROTEGGERE

Il lupo in Italia ha subito una variazione nella sua classificazione secondo i criteri della IUCN. Nella RED LIST IUCN dei vertebrati italiani del 2022, il lupo è stato riclassificato come specie in “preoccupazione minima” (LC, least concern), rispetto alla precedente classificazione del 2013 come specie “vulnerabile” (VU). Questa declassificazione non rappresenta un segnale positivo, ma indica chiaramente che le istituzioni europee stanno cambiando approccio riguardo alla protezione del lupo, riducendo gradualmente le misure di tutela. Ma il lupo attaccherebbe mai un essere umano tanto da essere considerato un pericolo mortale? La risposta a questa domanda è: molto raramente. Infatti, come ogni animale selvatico, è complesso prevedere il suo comportamento, ma la probabilità che fugga spaventato alla vista di un essere umano è estremamente alta. Basta considerare che in oltre un secolo, in Italia, non ci sono stati attacchi mortali da parte dei lupi agli esseri umani. Nel frattempo, in termini puramente di paragone, sempre in Italia, circa 20 persone all’anno perdono la vita a causa dei fulmini. Ma un dato ancora più allarmante che dovrebbe dettare molto piu scalpore di un lupo, sono le oltre 4000 persone morte sul posto di lavoro in poco più di quattro anni.  Questi numeri sottolineano che il lupo, spesso percepito come un pericolo imminente, è in realtà un rischio di gran lunga inferiore rispetto ad altri pericoli presenti nella nostra vita quotidiana. “Si ma le mie pecore chi le protegge dai lupi?” Ecco un altro spunto interessante. Sebbene nel Medioevo le soluzioni fossero limitate e spesso rudimentali, oggi, nel 2025, l’evoluzione tecnologica e i progressi nell’edilizia hanno aperto nuove strade per affrontare questo antico problema: grazie a recinzioni elettrificate, è possibile garantire una protezione efficace del bestiame che rappresentano una barriera fisica economica e di semplice installazione che scoraggia i lupi dall’avvicinarsi. Ma le innovazioni non si fermano qui: si possono integrare sistemi di allontanamento moderni, sia sonori che luminosi, per potenziare ulteriormente la difesa del proprio gregge. Queste tecnologie, che un secolo fa sarebbero state impensabili, offrono oggi una soluzione tangibile ed efficace. Un’altra validissima strategia è l’impiego di cani da guardia. I lupi, infatti, tendono a evitare i territori presidiati da altri cani. Questo comportamento naturale può essere sfruttato per proteggere il bestiame in modo ecologico e senza impatto sulla biodiversità. Di fronte a queste evidenti soluzioni, è cruciale che le autorità europee si orientino verso strategie che promuovano la sostenibilità e la conservazione della biodiversità. Invece di adottare misure violente ai danni della fauna, si dovrebbe incentivare l’uso di queste tecniche efficaci, supportando attivamente allevatori e contadini nella loro implementazione. Tali soluzioni non solo sono meno impattanti sull’ambiente, ma si rivelano anche altamente efficaci nel risolvere il problema della predazione del bestiame.

“Lupo grigio  (Lupus canis) – © Wildani_photo”

L’IMPORTANZA DELL’LUPO PER LA BIOSFERA

Ma se il lupo non costituisce un pericolo diretto per l’essere umano e si possono implementare metodi efficienti per prevenire la predazione del bestiame, perché è così fondamentale per l’ecosistema?

I lupi occupano un posto di rilievo negli ecosistemi naturali, svolgendo un ruolo fondamentale che va ben oltre la semplice caccia alle prede. Questi predatori influenzano le dinamiche ecologiche, contribuendo a mantenere l’equilibrio e la salute degli habitat in cui vivono. Gli ecosistemi sono costituiti da una complessa rete di relazioni tra piante, animali, funghi e batteri. Le catene alimentari, che si intrecciano formando una strutturata rete, vedono i lupi al vertice come predatori che non vengono cacciati da altre specie, quindi la loro presenza o assenza può avere effetti a catena dannosi su tutto l’ecosistema. Ad esempio, i lupi influenzano la popolazione di cervi o cinghiali, che a loro volta, se in numero maggiore, incidono sulla vegetazione con un’eccessiva brucazione,   danneggiando anche raccolti agricoli. Senza dimenticarci che il loro aumento puo causare diversi incidenti stradali, mettendo a rischio oltre la loro vita quella degli automobilisti. Recentemente, in alcune zone dell’Italia, come l’Abruzzo, è emerso il problema della sovrappopolazione dei cervi. La soluzione proposta per affrontare questa situazione è stata quella dell’abbattimento. Tuttavia, se i lupi fossero stati più presenti e non fossero stati perseguitati, avrebbero potuto regolare naturalmente le mandrie di cervi, eliminando il problema in modo completamente sostenibile e armonioso. In ecosistemi controllati dall’alto verso il basso, i lupi limitano la densità e il comportamento delle loro prede, dimostrando come possano controllare interi ecosistemi mantenendo un equilibrio naturale. Ma cosa succede se si elimina un componente fondamentale della catena alimentare come il lupo? Si da vita a un disastroso effetto domino chiamato cascata trofica che rappresenta un cambiamento significativo all’apice della piramide alimentare, innescando  un effetto a catena su tutti i livelli sottostanti.  Un esempio emblematico come prova di questo fenomeno si è verificato nel Parco Nazionale di Yellowstone (USA) con la reintroduzione del lupo nel 1995. Si tratta di uno studio durato piu di 15 anni dove si prova che quando i lupi vengono reintrodotti in aree da cui erano stati rimossi, si possono osservare profondi cambiamenti nella vita vegetale e animale, poiché ripristinano la pressione ecologica necessaria per un ecosistema sano. Ma non è tutto. Infatti, il lupo, non è solo un abile regolatore dell’ambiente ma anche un predatore spazzino, ovvero nutrendosi di carogne e animali morti prima della decomposizione contribuisce a limitare la diffusione di malattie dannose e anche mortali per l’uomo. Questo comportamento riduce la contaminazione delle acque dovuta alle carcasse in putrefazione, evitando la proliferazione di batteri nocivi che potrebbero contaminare fiumi e falde acquifere. Attraverso la loro dieta, i lupi limitano la diffusione di malattie zoonotiche, proteggendo indirettamente le comunità umane da potenziali epidemie. Siamo giunti al termine del nostro viaggio nel mondo del lupo. Abbiamo imparato a  conoscerlo, ed ora per un momento liberate la vostra mente e immaginatevi i suoi occhi, il suo sguardo intenso e misterioso, e cercate di ascoltare nel vostro cuore il suo ululato che ti entra nell’anima. Ora, chiedetevi: “Ma allora, vale la pena vederlo ancora come una minaccia da temere, oppure è arrivato il momento di fare una presa di coscienza, aprire la mente e renderci conto che madre e natura ci ha donato un prezioso alleato? A voi la scelta…

Scritto da Wildani

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