Martin pescatore, il diamante dei cieli

Il Martin pescatore (Alcedo atthis), noto per le sue simpatiche forme e i suoi colori sgargianti, è certamente una delle specie di uccelli più affascinanti del mondo. Con oltre 90 specie la sua storia è intrecciata a mitologia e leggende e rappresenta per molte culture un vero e proprio simbolo di pace e resilienza. Il suo fascino ha ispirato anche celebri pittori come Van Gogh con “King fisher” e autori letterari come Eugenio Montale con la celebre “Gloria del disteso mezzogiorno”. Oggi nel XXI secolo questo meraviglioso volatile, dopo il declino della sua specie negli ultimi 50 anni, è stato inserito nella REDLIST IUCN con il grado di Least Concern LC) ovvero “Preoccupazione minima”. Oggi scopriremo come vive, perché è preziosa la sua presenza nell’ambiente e cosa causa vulnerabilità nella sua specie.

MARTIN PESCATORE TRA MITOLOGIA E STORIA

Alcedo atthiis, di lui si possono trovare tracce della sua storia nella mitologia greca come nel racconto di Alcione, figlia del dio dei venti Eolo, e Ceice che si sposarono e vissero un grande amore. I due osando paragonarsi al grande Zeus e a Hera, suscitarono la furia del re degli dèi olimpi, il quale preso dall’ira decise di scatenare contro di loro una tremenda tempesta, e proprio mentre Ceice stava annegando, Alcione si tuffò in acqua per raggiungerlo nella morte. Ma fu lì che Zeus si impietosì davanti a quel disperato gesto d’amore e trasformò entrambi in uccelli in modo che potessero volare in alto e salvarsi. Si narra che Alcione sia diventata proprio un martin pescatore, non a caso l’uccello viene chiamato anche con il nome di Alcione. Antiche leggende narrano anche che per riuscire ad ottenere i suoi splendidi colori, il martin pescatore dovette affrontare un viaggio straordinario. Si racconta che Noè lo liberò per primo dalla sua Arca con la missione di trovare nuove terre, cosi il piccolo uccello si trovò a volare attraverso una violenta tempesta e per continuare la sua missione dovette salire talmente in alto che il sole si venne a trovare sotto di lui; fu in quel momento che la parte superiore del suo piumaggio si tinse del blu splendente del cielo, mentre quella inferiore prese il colore arancio scintillante del sole. Questi colori vivaci non solo gli permettono di distinguersi ancora oggi tra gli altri uccelli, ma divennero anche il simbolo della sua audacia e della sua capacità di superare le avversità. Alcune tribù del Borneo consideravano i martin pescatore come presagi di buona sorte. In Polinesia, invece, era venerato come simbolo sacro per i pescatori del Pacifico che vedevano in questo uccello un legame divino con il mare e la pesca. Tuttavia, non sempre la storia è stata benevola nei confronti di questo affascinante uccello: durante l’epoca vittoriana i martin pescatore venivano spesso uccisi per la tassidermia; invece le loro splendide piume erano molto richieste per adornare i cappelli degli aristocratici, diventando così vittime della moda del tempo. Questa pratica, sebbene oggi considerata crudele era comune e rifletteva il desiderio dell’élite di sfoggiare accessori esotici e rari.

DISTRIBUZIONE E HABITAT DEL MARTIN PESCATORE

Tenacia è la parola d’ordine che contraddistingue il martin pescatore tanto che alcuni esemplari sono capaci di percorrere fino a 3000 km per raggiungere i siti dove svernare. La loro straordinaria capacità migratoria li porta ad attraversare il Mediterraneo arrivando fino in Nordafrica o Medio Oriente. Questi incredibili viaggi avvengono di notte, mentre di giorno trovano il meritato riposo nella vegetazione. La specie occupa una vasta area che comprende gran parte dell’Eurasia, parte del Nordafrica e la porzione occidentale dell’Oceania. Tuttavia, è interessante notare che la specie è stanziale nella stragrande maggioranza del suo areale europeo, nel subcontiner indiano, in Giappone, Indocina e Malesia. Invece in altre aree (Scozia, Scandinavia, Russia, Asia centrale, Manciuria, Corea, Hokkaido) la specie è presente solo durante l’estate per la nidificazione. Infine, nel Sud-est asiatico, Medio Oriente e Nordafrica, questi uccelli svernano, per poi ripartire verso nord in primavera, segnalando l’inizio di un nuovo ciclo migratorio. È un uccello solitario che trascorre molto tempo a cercare cibo, necessitando di nutrirsi di una quantità pari al 60% del suo peso corporeo. Quando caccia osserva le prede da rami o canne e si lancia per catturarle, vola a bassa quota vicino all’acqua con movimenti rapidi. Quando il cibo è scarso, utilizza la tecnica dello “Spirito Santo” per individuare meglio le prede, rimanendo immobile nell’aria per diversi minuti grazie a piccoli movimenti delle ali ricordando la classica figura di un angelo.

Il martin pescatore è molto territoriale, pronto a difendere il suo spazio con grande determinazione e quando un intruso si avvicina nella sua zona di caccia si affianca a lu senza alcuna paura, mostrando il becco di profilo e arruffando le piume in un’esibizion intimidatoria. In alcuni casi, questi incontri possono degenerare in combattimenti furenti, dove il martin pescatore usa ogni mezzo a sua disposizione, cercando di spingere l’avversario sott’acqua e chiudendogli il becco con molta tempra. Questo ci fa capire che anche se è un piccolo volatile non manca certo di coraggio.

“Martin pescatore (Alcedo atthis)  © wildani_photo”

LA RESILIENZA DEL MARTIN PESCATORE

La resilienza come diceva il famoso saggista e divulgatore scientifico Andrew Zolli -“è la scienza di adattarsi ai cambiamenti” e l’ Alcedo atthis è simbolo di resilienza. Nei secoli è riuscito a sopravvivere in vari ambienti e ad adattarsi a diverse condizioni ambientali: recenti studi hanno esaminato che oggi si nutrono di vari insetti terrestri che una volta non facevano parte della loro dieta, e nonostante la loro associazione alle aree fluviali abitano anche in diversi tipi di habitat a seconda della specie. Infatti si possono trovare nelle foreste, sui rilievi montuosi, nelle isole tropicali e, seppure non comune, in ambienti desertici, prova diretta della loro straordinaria capacità di adattabilità. La loro alimentazione è composta da pesci di piccole dimensioni, crostacei come granchi e gamberi, girini, larve di insetti, insetti acquatici come le libellule e molluschi, oltre a vari insetti terrestri. I loro occhi possiedono la capacità di polarizzare la luce riflessa dalla superficie dell’acqua e al di sotto di essa, grazie a una membrana nittitante che consente loro di individuare le prede sott’acqua. Durante la stagione riproduttiva, il loro comportamento solitario e schivo cambia drasticamente aprendosi invece alla ricerca del giusto partner. Dopo la formazione della coppia in autunno, il legame tra il maschio e la femmina si rafforza gradualmente, anche se mantengono i loro territori separati fino alla primavera. Quando arriva il momento del corteggiamento, il maschio insegue la femmina emettendo brevi trilli ed offrendole cib come dono simbolico, un gesto che rappresenta il suo impegno e la sua capacità di procurare risorse. Questo rituale culmina nella copula, segnando l’inizio di una nuova generazione. Successivamente in una cavità all’interno di un tunnel scavato da entrambi tra i 45-130 cm, viene costruito il nido la cui dimensione sarà adatta ad accogliere le sei/sette uova deposte. La cura delle uova e dei piccoli è spesso un’impresa condivisa con entrambi i genitori che partecipano alla protezione e all’alimentazione dei piccoli. Questo ciclo riproduttiv non solo garantisce la sopravvivenza della specie, ma rafforza anche i legami sociali tra gli individui, promuovendo un comportamento cooperativo che è essenziale per il successo a lungo termine di queste creature nel habitat naturale.

“Martin pescatore (Alcedo atthis)  © wildani_photo”

IL NOSTRO OBBIETTIVO

Biodiversità protetta. È questo il messaggio che vogliamo lanciare noi di Impronte Selvatiche: proteggere la biodiversità è fondamentale per preservare l’equilibrio della natura e garantire un futuro sostenibile per tutte le specie, compresi noi esseri umani. Nell’ultimo secolo è innegabile che l’urbanizzazione, il degrado negli ambienti fluviali, la distruzione degli argini naturali e l’inquinamento causato da pesticidi e sostanze inquinanti nelle acque stanno rappresentando una seria minaccia per molte specie, tra cui il martin pescatore.

Vogliamo sensibilizzare, aumentare gli sforzi per la conservazione e la tutela di questa specie. La protezione del martin pescatore non è solo una questione di preservazione di una singola specie; è un impegno verso la salvaguardia di tutte le vite di un intero habitat. La sua presenza o assenza ci offre preziose indicazioni sulla qualità dell’acqua e sulla biodiversità, fungendo da “indicatore ecologico” per il nostro ambiente. Investire nella loro conservazione equivale a investire nel futuro del nostro pianeta.

Scritto da Wildani

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